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SpeechPublished on 2 November 2026

Presentation of the 33rd OSCE Ministerial Council in Lugano (it)

Bellinzona, 02.11.2026 — Federal Councillor Ignazio Cassis, Head of the Federal Department of Foreign Affairs (FDFA) and chairman-in-office of the OSCE, outlines at a press conference in Bellinzona the key priorities and preparations for the 33rd OSCE Ministerial Council, which will take place in Lugano on 3 and 4 December 2026. Check against delivery.

Signor Consigliere di Stato, caro Norman Gobbi,
Signor Sindaco di Lugano, caro Michele Foletti,
Gentili rappresentanti dei media,
Signore e Signori

1.   Presidenza svizzera

Quest’anno, per la terza volta dopo il 1996 e il 2014, la Svizzera presiede l’OSCE: si tratta della più grande organizzazione regionale di sicurezza al mondo, con 57 Stati partecipanti, tra cui Russia, Stati Uniti e Ucraina.

Non è un esercizio facile, nelle circostanze attuali. La sicurezza europea sta vivendo la sua più grave crisi dalla fine della Guerra fredda.

Eppure è proprio quando le divergenze sono profonde, che il dialogo diventa essenziale.

L’OSCE è nata 50 anni fa proprio con questo scopo: garantire che Paesi con visioni opposte continuino a parlarsi.

Oggi deve dimostrarsi all’altezza di questo compito.

Perché è proprio quando la diplomazia sembra impossibile che diventa indispensabile.

2.   Priorità

Assumendo la presidenza ci siamo posti due chiare priorità: 1) garantire la capacità d’azione dell’Organizzazione, mantenerla cioè viva ed operativa; 2) e continuare a rendere possibile il dialogo tra gli Stati partecipanti.

All’inizio dell’anno, insieme al Segretario generale dell’OSCE, mi sono recato in Ucraina e in Russia proprio per mantenere aperti i canali di comunicazione.

Abbiamo ricordato che l’OSCE dispone dell’esperienza e degli strumenti necessari per monitorare un eventuale cessate il fuoco e contribuire a un futuro processo di pace. Non siamo in grado decidere quando si presenterà un’opportunità di pace. Ma dobbiamo essere pronti quando arriverà.

In marzo siamo poi riusciti a raggiungere un accordo sul bilancio dell’OSCE, per la prima volta dopo cinque anni. Un risultato importante perché mostra che il consenso tra i 57 Paesi partecipanti è ancora possibile.

Durante l’anno mi sono anche recato nei luoghi in cui l’OSCE svolge un’azione concreta. Ho visitato le missioni OSCE in Bosnia-Erzegovina, Moldavia, Turkmenistan, Georgia, e questa settimana sarò in Serbia, Kosovo e Macedonia del Nord.

Il personale di queste missioni opera quotidianamente per allentare le tensioni, monitorare i confini, rafforzare le istituzioni democratiche. La sicurezza, infatti, non si ottiene solo stando al tavolo dei negoziati. Si costruisce giorno dopo giorno, sul terreno.

3.   Pluralità e dialogo

Durante la nostra presidenza abbiamo anche voluto mettere in rilievo la pluralità della Svizzera - e i suoi vantaggi.

Abbiamo organizzato quattro conferenze tematiche in quattro regioni diverse, che grazie alla loro storia e identità hanno portato un valore aggiunto ai temi prescelti:

1.   A San Gallo abbiamo parlato di lotta contro l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione.

2.   A Ginevra, di come scienza e diplomazia possano unirsi per affrontare le nuove tecnologie.

3.   A Berna, delle origini dell’OSCE e della sua missione fondamentale (la “raison d’être” di questa organizzazione).

4.   A Zugo, della cibersicurezza e di come la diplomazia possa prevenire tensioni in questo ambito.

Abbiamo così preparato il terreno per la Conferenza ministeriale, che si terrà esattamente tra un mese qui nella Svizzera italiana, a Lugano.

Questo appuntamento si inserisce in una serie di incontri diplomatici di alto livello ospitati in Ticino.

Nel 2022, pochi mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina, abbiamo scelto di guardare al futuro. A Lugano abbiamo posto le basi per la ricostruzione del Paese. Una scelta che ha dato avvio a un processo internazionale tuttora in corso.

In Ticino ho poi accolto interlocutori di primo piano: il Segretario di Stato americano Mike Pompeo nel 2019, la Prima ministra estone Kaja Kallas, oggi vicepresidente della Commissione UE nel 2022 e il ministro degli Affari esteri cinese Wang Yi nel 2025.

Questi incontri dimostrano una cosa: la Svizzera sa offrire uno spazio di fiducia.

Il dialogo è parte del nostro DNA. Lingue, culture e sensibilità politiche diverse convivono perché abbiamo imparato a costruire ponti, non muri.

4.   La ministeriale OSCE

Signore e Signori,

A Lugano vogliamo dare al dialogo una possibilità concreta.

Il Consiglio ministeriale dell’OSCE è il momento politico più importante della presidenza svizzera.

Il 3 e 4 dicembre riuniremo i ministri degli Esteri dei 57 Stati partecipanti e dei 12 Paesi partner.

Siamo ambiziosi, ma anche realisti. Le tensioni geopolitiche hanno indebolito l’OSCE e ne rendono difficile il lavoro.

Ma è proprio in questi momenti di tensione che abbiamo più bisogno di un’organizzazione che ci permetta di incontrarci, e di un luogo che ci aiuti a ritrovare la fiducia.

A Lugano abbiamo tre obiettivi:

Mantenere aperto il dialogo, anche tra Paesi profondamente divisi. Garantire la capacità d’azione dell’OSCE, assicurandone il futuro, a cominciare dalla presidenza nel 2027. Preparare l’OSCE a svolgere un ruolo concreto qualora si aprisse una prospettiva di cessate il fuoco e di pace in Ucraina.

Sono felice che sia proprio il Ticino a ospitare questo importante appuntamento per la diplomazia europea.

Desidero ringraziare di cuore il Consiglio di Stato, il Gran Consiglio, la Polizia cantonale, la Città di Lugano e tutte le persone coinvolte nei preparativi.

Il loro impegno dimostra, ancora una volta, che la Svizzera sa mettere la propria esperienza e la propria ospitalità al servizio del dialogo e della pace.

Grazie a tutti.